Slow Food ha promosso la nascita e la costituzione del
Movimento delle Città Slow: si tratta dell’associazione
tra un gruppo di comuni che si impegnano a promuovere per i
cittadini una migliore qualità della vita e soprattutto
una particolare attenzione alle tematiche gastronomiche. La
prima assemblea delle Città Slow si è tenuta
ad Orvieto nell'ottobre del 1999 ed ha individuato come coordinatore
del Movimento il sindaco di Greve in Chianti, Paolo Saturnini.
Lo sviluppo delle
comunità locali
si fonda, tra l'altro, sulla capacità di condividere e riconoscere
una propria specificità, di ritrovare una propria identità,
visibile all'esterno e profondamente vissuta all'interno.
Il fenomeno della globalizzazione, che pure costituisce una occasione
grande
di scambio e di diffusione, tende però ad appiattire le differenze e a
nascondere le caratteristiche peculiari delle singole realtà, proponendo
modelli mediani che non appartengono a nessuno e generano, inevitabilmente, mediocrità.
Si va diffondendo però una domanda diversa di nuove soluzioni che vanno
nella direzione della ricerca e della diffusione dell'eccellenza, senza farne
necessariamente un fenomeno di élite, e invece proponendolo come fatto
culturale e in quanto tale universale.
Di qui il successo di quanti hanno cercato una specificità e l'hanno fatta
conoscere al mondo.
Per questo Slow Food, che della ricerca sulla qualità della vita, a partire
dal gusto, ha fatto le ragioni del proprio successo e della propria diffusione
a livello internazionale, e le Città che si sono distinte in questa attività,
costituiscono una rete internazionale delle Città Slow che decidono insieme
di condurre esperienze comuni, a partire da un codice condiviso di comportamenti
concreti e verificabili, allargando l'attenzione dalla buona tavola, alla qualità dell'accoglienza,
dei servizi, del tessuto urbano, avvalendosi, nel campo dei prodotti enogastronomici,
delle specifiche competenze di Slow Food.
Le Città Slow sottoscrivono una serie di impegni il cui rispetto sarà verificato
periodicamente ed in maniera omogenea in tutte le città che aderiranno,
in qualsiasi paese in tutti i continenti.
Le Città Slow sono quelle nelle
quali:
si attua una politica ambientale tendente a mantenere e sviluppare
le caratteristiche del territorio e del tessuto urbano, valorizzando
in primo luogo le tecniche
del recupero e del riuso;
si attua una politica delle infrastrutture che sia funzionale
alla valorizzazione del territorio, e non alla sua occupazione
si promuove un uso delle tecnologie orientato a migliorare
la qualità dell'ambiente
e del tessuto urbano;
si incentivano la produzione e l'uso di prodotti alimentari
ottenuti con tecniche naturali e compatibili con l'ambiente,
con l'esclusione
dei prodotti transgenici,
provvedendo, ove sia necessario, alla istituzione di presidi per la salvaguardia
e lo sviluppo delle produzioni tipiche in difficoltà, in stretto
collegamento con il progetto dei Prodotti dell'Arca e dei Presidi enogastronomici;
si salvaguardano le produzioni autoctone che hanno radici nella
cultura e nelle tradizioni e che contribuiscano alla tipizzazione
del territorio, mantenendone
i luoghi e i modi, promuovendo occasioni e spazi privilegiati per il contatto
diretto tra consumatori e produttori di qualità;
si promuove la qualità della ospitalità come momento di reale collegamento
con la comunità e con le sue specificità, rimuovendo gli ostacoli
fisici e culturali che possono pregiudicare l'utilizzazione piena e diffusa delle
risorse della città;
si promuove tra tutti i cittadini, e non solo tra gli operatori,
la consapevolezza di vivere in una Città Slow, con
una particolare attenzione al mondo dei giovani e della scuola,
attraverso l'introduzione sistematica della educazione
al gusto.
Le Città che aderiranno al movimento
si impegnano:
a diffondere le iniziative delle Città Slow e a rendere
note le iniziative adottate per raggiungere gli obiettivi del
movimento;
ad applicare, nel rispetto delle specificità locali, le scelte condivise
dalle Città Slow e a favorirne la verifica da parte degli incaricati
del movimento con i parametri che saranno concordati per la valutazione dei
risultati
delle iniziative;
a contribuire, in ragione delle proprie disponibilità,
alle iniziative di interesse generale che saranno concordate
e al coordinamento del movimento.
Le Città avranno la facoltà:
di associare alla propria immagine il logo del movimento fregiandosi
del titolo di Città Slow;
di concedere l'uso del logo a tutte le iniziative e alle attività,
pubbliche e private, che contribuiscono al raggiungimento degli
obiettivi del movimento;
di partecipare alle iniziative che saranno condotte all'interno
del movimento,
utilizzandone, con le modalità che saranno concordate, modelli e strutture.
L'attività del movimento sarà diretta
da assemblee annuali, che decideranno:
gli obiettivi dell'anno e le linee di lavoro, i parametri di valutazione
e le strutture necessarie a misurarli;
le iniziative di interesse generale ed il budget necessario,
ivi compreso quello per le attività di coordinamento;
la formazione di un Comitato di coordinamento delle attività che comprenderà i
rappresentanti di Slow Food e delle Città promotrici ed un numero di rappresentanti
delle altre Città, assicurando la rappresentanza di ogni Paese, la
nomina del Presidente del Coordinamento e del Coordinatore operativo.
Le Assemblee annuali, da tenersi ogni volta in una Città diversa, saranno
l'occasione per un dibattito, anche tecnico e scientifico, sui problemi della
qualità della vita nelle città e per la redazione di un rapporto
sulle Città Slow.