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 22-feb-21
Linee guida per contenere i disagi causati dal gabbiano reale

La vita del gabbiano reale

ll Gabbiano reale, specie protetta ai sensi della legge 157/92, è una tra le specie di Laridi più adattabili, in grado di affrancarsi in buona parte dell'ambiente marino, spingendosi fin nell'entroterra, risalendo fiumi e colonizzando ambienti antropizzati e degradati come le discariche e le città. La nidificazione avviene in colonie. Il nido, di materiale vegetale secco, viene costruito a terra o comunque su un supporto( che può essere un tetto di un edificio), e vengono deposte da deu a tre uova, di colore bruno chiaro o verdastre, macchiate di marrone scuro. L' Incubazione dura 25-27 giorni, dopo la schiusa i piccoli si disperdono attorno al nido e sono in grado di volare a 40 giorni di età.

Si tratta di uccelli con ali lunghe e becchi robusti, a volte leggermente adunchi. Le ali sono solitamente di colore bianco, grigio o nero e nei giovani anche marrone. I giovani impiegano 3 anni prima di raggiungere la livrea d'adulto.

La dieta è onnivora: è uno “spazzino”. Preda anche gli altri animali ed i nidi degli altri uccelli.

La grande quantità di scarti alimentari, anche domestici, che sono disponibili nelle città ha portato a conseguenze poco gradite, come un aumento delle nidificazioni nei centri urbani.

Convivere con i gabbiani: le problematiche

E' importante sottolineare che non esiste un unico metodo efficace: per poter ottenere dei successi, (ovvero ridurre il numero totale delle nidificazioni di gabbiani) occorre impiegare un insieme di azioni coordinate.

La presenza del gabbiano reale in ambiente urbano può determinare alcuni “problemi di convivenza” con i cittadini:

imbrattamento di tetti, edifici, monumenti;

disturbo e rumore, anche nelle ore notturne;

ostilità nei confronti degli “intrusi”;

interazioni presso le discariche dei rifiuti urbani

Cosa può fare il Comune

Trattandosi di specie protetta, il Comune deve invitare tutta la popolazione a rispettare una serie di norme comportamentali indispensabili per ridurre e contrastare il problema. (tramite Ordinanze, regolamenti, etc)

Cosa può fare il cittadino?

Il cittadino dovrebbe attenersi scrupolosamente a tali norme, invitando i suoi conoscenti e familiari a fare altrettanto, per fare in modo che gli animali tornino a nidificare nei luoghi naturali (coste, scogliere, etc) e il loro numero si riduca naturalmente.

In particolare chi lo scorso anno ha avuto la presenza di gabbiani sul proprio tetto e non desidera che la nidificazione avvenga di nuovo, deve intervenire per tempo provvedendo alla rimozione dei nidi, prima che inizi la nuova stagione riproduttiva, e all’applicazione sul tetto di dispositivi per evitare il ripetersi della nidificazione.

E’ indispensabile ricordare che solo nel caso in cui nel nido non siano già presenti uova o piccoli, è ammessa la rimozione dello stesso. (nidi, uova e nidiacei degli uccelli selvatici sono protetti ai sensi della legge 157/92)

Limitare i luoghi di nidificazione.

Gli ambienti ottimali per i gabbiani sono le aree aperte, ampie e con buona visibilità. Le modifiche ambientali( metodi “culturali”) hanno lo scopo di eliminare le fonti artificiali di cibo, che i gabbiani hanno imparato a sfruttare negli ultimi decenni( rifiuti di pescherecci, scarti dei mercati all'aperto, discariche, rifiuti fuori dai cassonetti ….), oltre ai siti utilizzati per il riposo e la nidificazione.

Per limitare il rischio di convivere con un nido di gabbiano per quasi due mesi, dobbiamo agire per tempo con uno o più dei metodi non cruenti, che spingono gli animali a cercare altri siti di nidificazione e sono i seguenti:

installare “dissuasori d’appoggio” meccanici (puntali, filo ombrello, cuneo inclinato a 45-60°) su superfici lineari (filo di gronda dei tetti, cornicioni, comignoli);

 per superfici piane, (es un tetto) occorre disporre sopra la superficie una trama di fili metallici o nylon di diametro 3mm, con spaziature tra 50cm e 3m, che rendono la superficie non idonea per la costruzione del nido, spingendo gli animali a cercare un sito più adeguato

sempre per superfici piane, è possibile posizionare “reti antintrusione” in plastica o metallo, a maglia 5X5  o 10x10 cm,

deterrenti ottici (nastri colorati, bandiere riflettenti, effige di rapaci, etc) e acustici (barattoli, richiami di allarme). Il limite di questi sistemi è l’assuefazione, che si può sviluppare nei gabbiani anche in tempi rapidi. Sono i sistemi che hanno una minore efficacia.

  Da alcuni studi risulta che le coperture scure sono meno gradite( gomma o catrame) rispetto a quelle chiare. Inoltre non ama le forti pendenze, sopratutto se coperte da materiale plastico.

Evitare forniture di cibo.

Su questo aspetto è bene chiarire, a vantaggio di coloro che sono particolarmente attenti ai diritti degli animali, che evitare la fornitura di cibo non implica che tali animali muoiano per fame, ma semplicemente e naturalmente, li spinge sia a spostarsi in luoghi idonei, sia, soprattutto, a deporre durante l’anno un numero notevolmente più basso di uova. Non fornendo cibo ai gabbiani, piccioni, tortore, si tende a riportare  il loro numero totale verso una quantità corretta in base alle risorse naturalmente disponibili, come è auspicabile per un buon equilibrio ambientale.

Una semplice legge ecologica indica che “meno cibo=meno individui”. (e proprio noi umani siamo l’unica specie animale che è riuscita a superare tale legge).

La somministrazione di cibo a specie selvatiche, quali sono i gabbiani e non solo, é vietata per legge.

Fornendo cibo si ottiene invece un risultato contrario e due volte dannoso per gli animali stessi, ovvero:

l’adeguarsi della consistenza numerica della popolazione ad una disponibilità di cibo non stabile e naturale, ma legata alla erogazione di cibo da parte della popolazione umana, che è soggetto a variazioni;

cibo inadeguato e dannoso, come di solito è quello fornito artificialmente (cibi cotti, o lievitati, insomma manipolati, sono sempre dannosi e/o inadatti agli animali selvatici) provoca l’aumento di animali malati, con problemi di vario genere, che possono trasmettersi anche alle generazioni future (carenze vitaminiche e simili). Troppo cibo significa una qualità della vita scadente per gli stessi gabbiani.

Infine, è bene segnalare che nel caso di situazioni più critiche (presenza dei piccoli presso i nidi), a coloro che devono accedere ai tetti (es. muratori, installatori di antenne), si consiglia di indossare un caschetto di protezione.

WWF Livorno

 
 

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